Posizionamento, brand system, identità visiva.
Le parole con cui la tua azienda si spiega e i segni con cui si riconosce. Dal posizionamento al brandbook, dal corporate profile ai template che il team usa ogni giorno.
Apri sito, profilo e deck: si presentano in tre modi diversi.
Nessuna delle tre è sbagliata. Insieme non costruiscono niente, perché chi le incontra non ricava un'idea sola da ricordare.
Sei aziende in un anno.
Ogni documento lo scrive una persona diversa in un momento diverso. Il risultato è che il mercato ti incontra sei volte e non ti riconosce mai, quindi ogni volta ricomincia da capo.
Una decisione, applicata ovunque.
Si sceglie una volta chi sei e come lo dici, poi lo si applica a ogni punto di contatto. Un brand coerente vale in media il 23% di fatturato in più: non per il logo nuovo, perché tutti dicono la stessa cosa.
Documenti che si usano, non che si archiviano.
Ogni pezzo si compra anche da solo. Apri una scheda per vedere cosa c'è dentro.
Documento di posizionamento
Chi sei, per chi, contro chi, con quali parole e con quali prove. Include la proposta di valore verso i clienti e quella verso chi potrebbe lavorare con te. È il documento da cui discendono tutti gli altri.
Naming e verbal identity
Nome, claim, architettura dei nomi quando ci sono più linee. Poi il tone of voice: quali parole usa il brand e quali no, con esempi riscritti presi dai tuoi materiali veri, non da un modello.
Logo, colori, caratteri
Logo o restyling, palette, caratteri, griglie, iconografia, trattamento delle immagini. Consegnata con i file sorgente, non solo con i PDF: l'identità deve poterla usare anche chi verrà dopo di noi.
Le regole in mezz'ora
Cosa fare e cosa non fare, esempi giusti e sbagliati affiancati. Se per applicarlo serve un corso, è scritto male: il brandbook lo deve saper usare anche chi entra in azienda domani.
Corporate profile e materiali
Presentazione aziendale, deck commerciale, carta intestata, proposte, template. Sono i documenti che il cliente guarda per primo e su cui si fa un'idea di te prima ancora di parlarti.
Libreria e template
Template pronti per pubblicare in autonomia, icone, illustrazioni, elementi grafici. Servono a far reggere il brand anche nei mesi in cui non lo tocchiamo noi.
Tre fasi, niente sorprese.
Apri una fase per vedere cosa succede davvero in quelle settimane.
Il conto lo paghi comunque.
Solo che lo paghi in silenzio, spalmato su ogni trimestre.
Quello che vendiamo lo testiamo prima su di noi.
Le community Confusa raggiungono circa 20 milioni di account al mese e contano oltre 600.000 persone fra consulenza, economia, medicina, giurisprudenza, ingegneria e psicologia. Non sono un servizio a listino: sono il posto dove proviamo i format prima di proporli. Se una cosa non funziona lì, non te la vendiamo.
Servono anche a farti conoscere da un pubblico che di solito le aziende B2B non raggiungono, e a capire in fretta se un messaggio regge, perché il riscontro arriva in ore invece che in mesi.
Dicci dove sei bloccato.
Prima call di 30 minuti, senza presentazione aziendale. Ti diciamo anche quando la risposta giusta non siamo noi.
Quello che ci chiedono più spesso.
Un restyling del logo parte da 4.000 euro, un'identità visiva completa da 8.000, un rebranding con naming e verbal da 15.000. Il brandbook si aggiunge a partire da 6.000. Sono fasce di partenza: dipende da quanti materiali vanno rifatti.
Sì, ma di solito lo sconsigliamo se il problema vero è che l'azienda si descrive in modo diverso su ogni documento. In quel caso il logo nuovo risolve il sintomo che si vede e lascia quello che costa.
Un restyling del logo fra le tre e le cinque settimane. Un'identità completa fra due e tre mesi. Un rebranding con naming può arrivare a quattro, perché la verifica di disponibilità del nome ha i suoi tempi.
Sempre. Il brand è tuo, e devi poterlo usare anche con un altro fornitore. Consegniamo sorgenti vettoriali, caratteri con la licenza corretta e i template modificabili.
È la presentazione con cui l'azienda si racconta a clienti, partner e candidati. Nella maggior parte delle aziende B2B è il documento più visto in assoluto e il più trascurato: fermo a qualche anno fa, con i numeri vecchi e tre caratteri diversi dentro.